E la Fiat va, .... in America Stampa
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Scritto da Alfa CD   
Giovedì 31 Marzo 2011 21:09

Purtroppo sarà inevitabile. Marchionne lo ha già fatto trasparire ad una convention USA dei mesi scorsi mentre, a seguito di una nota Reuters della scorsa settimana sull'argomento, ci si è trincerati dietro un laconico “nulla è deciso” ma si è anche aggiunto che “due entità legali che coesistono, quotate in due mercati diversi, porranno evidentemente una questione di governace”. Intanto la fusione fra Fiat e Chrysler potrebbe essere questione di poco, forse entro l’anno a seguito della restituzione del prestito concesso dal Governo USA. Si sta lavorando con Goldman Sachs, Morgan Stanely e con investitori interessati all’operazione ed inoltre si vocifera di una quotazione in borsa di Ferrari. Nei prossimi anni questa sarà probabilmente l’evoluzione delle due società. Accorpare infatti, portare tutto in un solo headquarter è senz’altro più conveniente ed efficiente. E se questo avvenisse è facile capire come la scelta cadrebbe su Detroit piuttosto che su Torino anche se il giovane Elkann si è precipitato a smentire, a proporre un "piano B".

Ma sta di fatto che negli Usa è tutto più facile, tassazione al 30 invece del 70% da noi, meno, ma molta meno politica, meno burocrazia, più efficienza sul lavoro, meno assenteismo. E non si dimentichi come negli USA il sindacato sia molto più moderno ed aperto che non da noi, coinvolto com’è nell’azionariato dell’azienda attraverso i fondi pensione e quindi fortemente interessato ai buoni risultati della gestione. Si cerca cioè di placare gli animi per il momento, la parola d'ordine è tamponare, anche se per la verità si nota un certo disinteresse nei confronti della vicenda. Benchè la governaces sia piuttosto rivolta alla parte finanziaria, anche sul fronte delle operations Fiat è certamente più osteggiata in casa che all'estero.

D'altro canto il risicato risultato dei referendum di Mirafiori e Pomigliano non depone a favore di Torino ed inoltre, Marchionne, dovrà vedersela anche con gli azionisti, e non solo di grande capitale, pare infatti esistano iniziative intraprese dai piccoli azionisti, di cui abbiamo dato conto nelle scorse settimane (vedi articolo), preoccupati dal fatto che non vi sarebbero garanzie di un sufficiente impegno dei lavoratori nell’impresa. Il rischio per i loro risparmi sarebbe cioè eccessivo. Meglio andare all’estero dal momento che esistono molte e diverse opportunità, pare migliori, come Polonia, Turchia, Usa, Sud America ed India dove cioè l’azienda è già impegnata con soddisfazione. Vedremo come evolverà la partita ma, se non vi saranno iniziative forti e veramente moderne la fine sembra già scritta, con buona pace della Fiom.

CD per Alfadixit

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