Home Politica, Società, Media Gentile Signora Gelmini, ebbene sono proprio io il “radical chic”.

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Gentile Signora Gelmini, ebbene sono proprio io il “radical chic”. PDF Stampa E-mail
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Politica, Società, Media - Politica, Società, Media
Scritto da Alfa CD   
Martedì 08 Marzo 2011 09:35

Gent. Ministro Mariastella Gelmini

Mi permetto di scriverle perché ho avuto modo di sentire nei ultimi tempi qualche critica, neanche troppo velata, da parte Sua e di esponenti vicini al suo partito, a proposito di coloro che sono scesi in piazza nei giorni scorsi per esprimere il proprio dissenso nei confronti di una situazione sociale, politica, morale, incredibilmente degradata ed inaccettabile per una società che si vuol definire “civile”.  Sono state in pratica liquidate queste persone quasi con disprezzo, come “radical chic”, intendendo, credo, strane specie mai estinte di intellettualoidi, che, con i loro maglioncini di cachemire, alla Marchionne, si sono ritrovati seduti al Palasharp di Milano ad ascoltare Eco, Saviano, solo per fare qualche nome, non tanto per gli effettivi contenuti della manifestazione, quanto piuttosto per un nostalgico dèjà-vu degli anni ottanta, un po’ snob e piuttosto demodè.

Ebbene signora Gelmini, guardandomi allo specchio mi sono riconosciuto e, proprio come nella trasmissione dei “soliti ignoti”, sono proprio io il radical chic. Ho una laurea, un master, un discreto lavoro, una bella macchina, uso orologi da migliaia di euro, ho un cervello che mi serve per lavoro ma non solo, e sono anche parte di quell’Italia che si alza tutte le mattine prima delle sette, di quell’Italia che frequenta le officine, le fonderie, uno dei tanti insomma che, come dice la Marcegaglia, tirano la carretta. Le dirò anche che sono una persona onesta, perfino incensurata, la mia faccia ed il mio indirizzo sono in rete perché non ho creditori, non temo la guardia di finanza, i giudici e neppure le amanti. Il perfetto uomo della strada insomma.

Però devo anche dirle che al Palasharp io c’ero. Ero lì, in prima fila, come tanti, perché come cittadino non mi riconosco nei valori di questa collettività, non accetto il degrado di quella società che anch’io contribuisco a costruire, la bassezza di una classe politica che dovrebbe rappresentarmi, il disprezzo della persona e della giustizia, l’interesse di pochi anteposto ai bisogni dei molti. E pur non essendo d’accordo su tutto ho urlato comunque “dimettiti” perché mi sono sentito tradito, usato, mi sono sentito un mezzo e non fine, un suddito insomma. Altro che retorica, altro che faziosità, altro che radical chic, e mi creda, non serve un‘interrogazione parlamentare per capire il significato di un grido vero, forte, sincero, dal profondo del cuore; “dimettiti”.

CD per Alfadixit

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Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Maggio 2011 19:01
 

Commenti  

 
0 #1 Alfa CD 2011-04-19 15:25
7 voti okOKNO

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Anche io glielo dico col cuore: DIMETTITI!
Link permanente 2 punti 2 voti scritto da manugia 679 il 06 apr 11,
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