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Montecristo, l’isola che non c’è. PDF Stampa E-mail
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Scritto da Alfa CD   
Mercoledì 27 Giugno 2018 19:51

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Che quel blocco calvo di granito buttato quasi per caso fra mare e cielo abbia un fascino straordinario lo intuisci già prima di arrivare, quando, ancora lontano, sei inevitabilmente catturato da tanta possanza.  Il resto è solo vento e qualche garrito di gabbiani.

E che sia proprio inospitale lo capisci perchè l’isola non ha alcun approdo possibile ad eccezione di una caletta di nord ovest. La spiaggia ha un’aria quasi caraibica, sabbia bianchissima, grandi tronchi riarsi dal sole abbandonati qua e là come sarcofagi millenari, acqua cristallina e silenzio. Perché la mano dell’uomo qui è bandita. Madre natura, lasciata a se stessa, sale in cattedra liberata finalmente dalla nostra asfissiante presenza.

Il battito dell’onda, l’allegria dei profumi che ti sorprende ad ogni passo, l’esuberanza dei colori sono un vortice di emozioni che toglie il fiato. Senti quasi palpabile la commozione come Colombo quando appoggiò il piede sul nuovo mondo, incontaminato e purissimo. Il suono del telefonino qui è come una bestemmia in chiesa, una lacerazione fatale del tempo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il fascino è quello di una terra capace di scuotere l’animo dal profondo degli archetipi con tutti gli ingredienti della più classica delle narrazioni. La forza della roccia primordiale, la solitudine estrema, la spiritualità di una storia millenaria forse immortale. Perché qui di storia ne è passata tanta, quella vera che resta nel mito. Dai monaci medioevali che ne abitavano la sommità già dal V secolo e che, narra la leggenda, custodivano l’inestimabile tesoro celebrato da Dumas, ai Saraceni e ai pirati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poi, l’isola, sfregiata ripetutamente, si ribellò fintanto che a metà dell’ottocento l’inglese Taylor, il Conte di Montecristo appunto, la acquistò per liberarla dal giogo degli umani. Introdusse nuova flora e costruì una villa trasformando l’isola in un giardino. Riserva di caccia per molto tempo a seguire, qui soggiornarono fra gli altri Vittorio Emanuele III e Giacomo Puccini.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi è riserva naturale dove sono vietati sia la navigazione che l’approdo. La tenacia della natura ha vinto restituendo quel blocco calvo di granito ai legittimi proprietari, le capre, gli uccelli e le screpolature della storia. Il resto è solo mare, vento e qualche garrito di gabbiani.


 


Claudio Donini

20/06/2018


 

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