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Della buona scuola e alternanza lavoro PDF Stampa E-mail
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Politica, Società, Media - Politica, Società, Media
Scritto da Administrator   
Giovedì 15 Settembre 2016 09:32


Ciò che proprio non capisco è perché un qualunque ingegnere metalmeccanico si debba spostare dove trova lavoro mentre un insegnante laureato in filosofia invece no. Del resto alla mia generazione hanno sempre detto che il lavoro lo si coglie dove e quando c’è, mettendoci tanto impegno e spirito di sacrificio. Ma i professori sono un’altra cosa e pure i tempi sono cambiati, quindi per risolvere il problema propongo che siano gli studenti a spostarsi. Da Bolzano potremmo portare intere classi a Caltanisetta con l’indubbio vantaggio che il professore potrebbe pure timbrare in mutande.

I l fatto è che da decenni tutto ciò che viene fatto o anche solo proposto nella scuola viene selvaggiamente contestato e non solo dal corpo docente ma anche da studenti e genitori. Non basta aver fatto i concorsi e tentato di regolarizzare i precari, adesso bisogna pure assumerli a casa loro e senza considerare il fatto che la maggior parte dei concorrenti è stata pure bocciata. Se i docenti non sono disposti a trasferirsi lascino il posto a chi quel posto lo vuole veramente. Come qualsiasi metalmeccanico. La differenza sta però nel fatto che assegnata la sede il docente accumulerà impunemente assenze per malattia o per la iper-abusata legge 104 mentre il metalmeccanico no, pena il licenziamento.

I l punto è che la mentalità del personale scolastico è in gran parte rimasta quella degli anni settanta, la scuola è vista come un comodo “stipendificio” che deve rispondere alle esigenze di chi la fa e non di chi ne usufruisce. I concetti di “esigenze del destinatario” e cioè la società e gli studenti, di “qualità del servizio erogato” sono solo fantascienza da filosofi. Siamo lontani, purtroppo, anni luce da una mentalità moderna che guarda al futuro.

M a pure gli studenti non scherzano basti guardare al putiferio scatenato a proposito del decreto sull’alternanza scuola lavoro. Devo ammettere che ho seguito la vicenda principalmente dai media ma devo anche confessare che ne ho ricavato l’impressione che gli studenti non avessero a cuore tanto la qualità dell’alternanza quanto piuttosto il concetto stesso di lavoro. Lo dico perché lo slogan che ha caratterizzato la protesta “siamo studenti non lavoratori” ha un certo retrogusto discriminatorio, marca cioè la differenza fra chi studia e chi lavora. La stessa impressione che ha riportato anche Marco Bentivogli in un tweet, definendo i manifestanti come “piccoli snob” ed intimando loro di chiedere scusa agli operai.

P er me, a cui hanno insegnato che siamo tutti lavoratori, che anzi abbiamo il dovere di lavorare per noi e per la collettività, fatti del genere suonano del tutto inaccettabili e chi bolla una qualunque esperienza di lavoro come umiliante pecca, a mio parere, di una certa miopia. Dico questo perché, per conoscenza personale, molto spesso per le aziende l’alternanza rappresenta piuttosto una perdita di tempo. Chi ne trae un vero vantaggio è lo studente e benchè sia del tutto legittimo chiedere che l’attività sia quanto più coerente con gli studi intrapresi, dobbiamo anche ammettere che il valore aggiunto per lo studente non è certo nell'apprendimento tecnico (le high skill) quanto piuttosto nell’esperienza sociale (soft skill), il prendere cioè contatto con la realtà che non è quella degli ipad o di Facebook ma anche e soprattutto quella della relazione umana e comportamentale,  magari anche con coetanei che, meno fortunati, i bagni li devono pulire non per loro scelta. Vedere tutto ciò come uno sfruttamento è una pura distorsione. E non oso pensare quali sarebbero le reazioni se si procedesse come in alcuni paesi del nord dove gli studenti puliscono giornalmente le loro aule ed i bagni. Pensate forse che i nostri giovani potrebbero accettare la cosa di buon grado?

E bbene vi assicuro che avremo pure la levata di scudi di un esercito di genitori ottusi pronti a gridare alla speculazione nel vedere i loro poveri pargoli sporcarsi le loro delicate manine. Ma rimbambirsi sul divano con l’ultima versione della playstation non è forse la via per produrre il perfetto “bamboccione” come è stato definito da qualcuno? Ora è pur vero che il nostro è un paese fondato sul lavoro solo nella costituzione perché di fatto abbiamo il record mondiale di pensionati e la più bassa percentuale di lavoratori attivi ma, alla luce di quanto accaduto, non è ora più chiaro che procedendo in questo modo i nostri giovani rimarranno ad libitum i più “asini” e “nerd” della intera comunità europea? Perchè quindi stupirci se nelle classifiche internazionali la prima scuola italiana è oltre il quattrocentesimo posto?

E se questa è la scuola e se l’attuale compagine politica pensa solo a creare pensionati e assistenzializzati, figuriamoci cosa ci aspetta nel futuro. Buona scuola a tutti.

 

Claudio Donini

 

Articolo pubblicato anche su Agoravox

Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Marzo 2018 12:49
 

Commenti  

 
0 #2 Alfa CD 2017-02-03 18:10
Caro Michele
qui c'è solo un fatto. BSecondo il corpo docente bisogna creare il lavoro a immagine e somiglianza dei professori. E questo, secondo me, non è bene per la scuola, per gli studenti e per il paese. Punto. Quali sono le menzogne?
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0 #1 Michele 2017-02-02 22:42
troppe menzogne in questo articolo per poterle controbbatere.
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