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Scritto da Administrator   
Giovedì 20 Dicembre 2012 12:00

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I cosiddetti social networks rappresentano una nuova frontiera del terzo millennio. Ma è allora possibile la convivenza fra l'arte del fare poesia e l'arte del comunicare? E a quale prezzo.

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L a ghigliottina è quella dei centoquaranta caratteri. Già, perché twitter accetta solo quelli.  Il cinguettio, il messaggio insomma, deve essere compreso in questo spazio, per legge, che vi piaccia o no. E a pensarci bene questo limite assoluto sembra proprio l’archetipo della società moderna, quella cioè che ci fa vedere il modo con gli occhiali della velocità, della semplificazione, dell’approssimazione imposta dalla mancanza, o meglio dalla scarsità, di tempo, di spazio, perché si sa, in centoquaranta caratteri, non si può dire molto. E poi tempo e spazio sono pure denaro.

Per questo in una società che considera l'uomo più un mezzo che un fine, dove gli ipad e la  finanza selvaggia sono assai più importanti che qualche brandello di sogno, viene da chiedersi quale spazio si potrà mai creare la poesia nelle infinite pieghe dei media, come cioè da quella minuscola feritoia di centoquaranta caratteri possa rifluire tutto l’universo necessario per coltivare le emozioni fragili e delicate che la accompagnano. Perchè proprio di questo abbiamo disperato bisogno, non di grida ostentate e vuote ma di emozioni vere, sussurrate, profonde, abbiamo disperato bisogno dello  spazio caldo e buono della libertà e della fantasia nel loro impasto lessicale.

Ma proprio come i maestri del colore incidono la tela con poche pennellate, così la sciabola della parola può incidere la trama delle emozioni con folgorante semplicità illuminando d'immenso anche la più piccola condizione umana. L’endecasillabo del social media, questa è la poesia ai tempi di twitter, la metrica essenziale del terzo millennio che senza menomazioni di sorta squarcia il caos della comunicazione con la forza immutata del sentimento, con folate di parole sospinte da rinnovata energia dentro la via carsica dell’intimo umano, proprio come una pugnalata nello stomaco o un bacio appassionato. La poesia.

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Giorni

ago nel giardino dei ciliegi, vago senza più memoria. Il passato è sepolto altrove e ora io sono questa folle nevicata di petali chiari.

 

Paolo F.

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ull’uscio dell’alba si affrettano le ultime stelle. Tu sola manchi. Ma non fuggirai questa volta no, non ti lascio fuggire.

C.D.

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a fatica di valicare la frontiera dell’ovvio ha ora la forza redentrice della paura. Vivo come una sentinella di confine.

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Speranza

i è spento il lampione del tramonto. Io no, io sono qui, sul limitare della mia ombra, ad aspettarti da sempre. E questo è già più di tanto.

Alex  F.

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onosci gli invisibili filatori di sogni? Son due: la verde speranza e la torva paura. Con il filo che ci danno noi tessiamo. (Liberamente tratta da un testo di  A. Machado)

 

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Teorema

ei gozzi abbandonati ai moli non rimane che vento. Così è il ritmo della vita. L'inquietudine dell'attesa, gioia al ritorno, calma la sera. Si rinnova.

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iovinezza, mia giovinezza, eri una luna a cui parlare e chiare stelle dove dormire. Nessuna terra era lontana, nessun cammino oscuro.

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Infinito

oglio perdermi in un mare di specchi, voglio essere infinite copie così da poterti amare infinite volte, amore mio. Per sempre.

G.C.V.

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ai prosciugato il tempo da ogni finzione e ora attendo la tua voce ferma nel vento di grecale come il ricordo che si rinnova, eterno.

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etali d’amore lungo i viali, profumo d'inverno e di caldarroste dilava lento su pendici d'anime sfatte. Di umanità trasuda il mondo quaggiù.

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’ombra mi basta. Solo l’ombra seccata sul muro riarso. Questo di te mi basta. Per il resto l’amore ha già colmato tutte le spaccature, come l’onda al mare.

A.V.

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a mano callosa e secca riconduce l’aratro al sangue di remote primavere assetate di tempo. Solchi la carne con la forza devastante del mito.

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ago dentro una nostalgia qualunque, secca come lama appena affilata. Ascolta o Dio il canto delle mie lacrime.

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ove è mai finita la donna di cuori. Lascio lo sfavillio liquido della notte a liberi pensieri migranti. Chissà a che ora comincia il futuro.

A.M.

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Medioriente

a memoria ha fatto piazza pulita, anche il cuore si è fermato. Rimane solo la porta imbrattata del rosso sangue di domani. Per oggi è pace.

W.H.

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osì sei andato nella tua pioggia di ombre. Così muoio per troppo amore rappreso in tutti i pori della tua pelle. Come macchie sole.

C.R.

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l tempo si è fatto nebbia, la forma è ricurva in luoghi sparsi di cenere antica. L'attesa della nostra solitudine mi sfinisce.

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ome aria improvvisa di tempesta un canto tenue spezza il silenzio solido della memoria mentre là, sul muro, il ragno tesse un refolo di luce.

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urtive ali avide di vento svaniscono in solchi di blu cobalto dove già abbiamo sognato di perderci. Dei tuoi corrosi brandelli ancora mi disseto

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orente la rosa, indurita sui nostri ultimi specchi. E’ come uccello acquatico questo amore, in volo radente all’abisso.

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on ci sono sogni dopo la battaglia, solo scampoli d’amore rugginosi. Così tingo d’azzurro la solitudine dove fuggire è il solo privilegio

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ulla ho sprecato, non una briciola di questo amore ho perduto. Eppur sei sfiorita, come furtivo sogno, al primo cinguettio del passero

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pazza le vie, spalanca finestre, urla forte questo amore, come vento selvaggio ti cerca, ti annusa, ti respira in questo mare infinito di gente

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orace il tempo mi trascina nella sua vendetta con rabbia animale. Non mi riconosco ormai se non da sgualcite tessere in bianco e nero.

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l mio tempo ormai è inchiodato li, a qui brandelli aspri di allora, al calice di immobile solitudine dove mi purifico, senza lasciare traccia.

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riciole di vita scompaiono come stelle cadenti al canto solo della pioggia. Da angoli remoti trattengo il fiato per morire anch'io con loro.

 

on eri nell'aria mattutina ne alla fonte chiara. Nella solitudine ci siamo ritrovati saziandoci di rossi baci e teneri sussurri.

 

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