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Perché la crisi, in fondo, è proprio dentro di noi PDF Stampa E-mail
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Politica, Società, Media - Politica, Società, Media
Scritto da Administrator   
Venerdì 14 Settembre 2012 13:28

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Non è il debito pubblico il maggior problema del paese, bensì il debito civico

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L 'ex premier Monti ha affermato a suo tempo che l’origine prima dalla crisi è dentro di noi. Anch'io, più modestamente, lo dico da tempo. Basta infatti guardarsi attorno, basta prendere atto dei molti, troppi segnali che la nostra società ci invia per rendersene conto, tutti i giorni, ormai da anni.   

Quando tutti accampano “diritti”, alla casa, allo studio, al lavoro, alla pensione, alle ferie, alla assistenza sanitaria, ma nessuno ha il “dovere” di pagare le tasse, di essere onesto, di contribuire alla cosa pubblica, quando la corruzione non è solo quella dei potenti ma pure quella dell’idraulico, del medico, dell’imbianchino, del notaio, del vigile urbano, del sistema tutto insomma, e quando questa ruberia viene pure giustificata da un italiano si tre, accampando scuse di una tassazione eccessiva, di uno stato vampiro, di Equitalia o dei politici corrotti, quando in altre parole si giustifica il “diritto” a rubare come legittima difesa, allora la crisi è dentro. Quando le regole che non ci fanno comodo sono da denigrare, da demonizzare in modo da giustificarne il mancato rispetto, in modo da sfuggire alle proprie responsabilità, come potrà mai prosperare una collettività?

Quando si propugna il disfattismo più assoluto al punto che tutto, ma proprio tutto ciò che viene fatto o proposto è il peggio che si possa avere, quando esiste solo la “mala sanità”, quando l’unica soluzione è emigrare, quando “tanto non c’è lavoro”, quando un prodotto è migliore sono perche “made in germany”, quando "sono tutti mafiosi", quando le carte di credito sono negli Usa un moderno sistema di pagamento mentre, da noi, una regalia alle banche, quando le bevande gassate sono altrove “junk food” mentre da noi un diritto inalienabile, quando perfino la torre di Pisa ci è venuta storta, allora la crisi è dentro. Con la ricetta della polemica, della dietrologia e del complottismo abbiamo riempito i giornali ed il confronto politico. E' una continua e martellante discussione sui "poteri forti" sui "grandi burattinai della finanza internazionale" sui "golpe della democrazia"  sui "complotti della giustizia" sul "cittadino povero tapino vittima del sistema" e altre puerili scuse accampate piuttosto per sfuggire alle responsabilità e ai problemi. Con questa  mentalità da ultimi della classe o da razza inferiore insomma non si va lontano. Neppure le colonie hanno mai sofferto di una "Sindrome di Calimero" così spiccata, anzi.

Quando la desertificazione industriale è colpa dell’euro, delle banche, di Equitalia, o del Marchionne di turno ma si sfugge ai problemi di produttività, efficienza, conflittualità sindacale, assenteismo, false malattie, mancanza di ricerca, quando si difendono i posti di lavoro, benché inutili, a danno degli onesti e della collettività, quando il vittimismo cosmico e l’assistenzialismo galoppante del “tutto a tutti” sono ancora il cavallo di battaglia del pensiero collettivo, allora la crisi è dentro, altro che meritocrazia. Questa non è uguaglianza ma un ben più deleterio ugualitarismo.

Quando un paese ha favorito da sempre il “buon ritiro” a danno di chi vorrebbe fare, al punto che abbiamo il record mondiale di giovani disoccupati e pure quello di giovani pensionati, allora la crisi è dentro. Quante risorse avremmo a disposizione per il lavoro, per i giovani, per la crescita se invece di distribuire pensioni ad un esercito di atletici cinquantacinquenni avessimo adottato le stesse regole della Svezia, della Germania, della Svizzera, della Francia, dell’Inghilterra o degli USA, tutti sistemi che hanno oggi, secondo l’Istat, la metà dei pensionati del bel paese? Forse avremmo l’alternativa all’Alcoa, alla CarboSulcis, all’Ilva o Fiat. Noi abbiamo invece sentenziato che è meglio la bocciofila a discapito del lavoro, meglio i pensionati ai giovani, e se non si capisce che il risultato sarà inevitabilmente cassa integrazione e disoccupazione allora la crisi è dentro.

Il fatto è che abbiamo per anni addossato i costi di questo scempio alla “res publica” cioè a nessuno perchè, come disse Cossiga, "gli italiani sono sempre gli altri", abbiamo cioè adottato comode scorciatoie per non cambiare nulla, ma è ora evidente che la crisi non è generata solo dal debito pubblico, bensì dal debito civico che ci impedisce di essere collettività, che ci ha abituati al rispetto delle regole solo attraverso il castigo, piuttosto che alla libera consapevolezza e sarebbe davvero triste costatare che “sorvegliare e punire” continuerà ad essere la sola formula per garantirci un minimo di sicurezza per il futuro.

 

articolo pubblicato anche da agoravox italia, da rassegna www.rassegna.it, cadoimpiedi www.cadoimpiedi.it

 

  

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Aprile 2014 07:37
 

Commenti  

 
-1 #7 Alfa CD 2012-09-18 10:59
Un' altro igienista dentale. Le pensioni non le paga lo stato. Non sono un dono dello stato. Se le pagano i lavoratori che hanno versato durante la loro vita lavorativa una quantita di contributi inimmaginabile, e che in cambio di questo ricevono pochi spiccioli per il breve resto della loro vita. Contributi che le solite insaziabili fauci , ben curate da igienisti come questo, si sono divorati. Ma lavora, vagabondo parassita; e pagali i contributi.
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-1 #6 Alfa CD 2012-09-18 07:58
alexx 1 minuto fa

Dire che dallo stato si riceve poco è quantomeno populista. Le scuole se non sono gratis sono senz'altro a buon mercato, gli ospedali gratis, medicine gratis, trasporti quasi, .... ma soprattutto le pensioni, la maggior spesa dello stato, sono state date a cani e porci. L'articolo ha ragione, se milioni di persone sono andate in pensione a 55 anni, è chiaro che non ci sono più risorse per altro. Come paghi la ricerca, i servizi, ecc.. se la maggior spesa dello stato sono le pensioni? Se si è puntato su questo, anzicchè sul lavoro, è chiaro che il resto manca. Inoltre la enorme presenza di "furbetti" o meglio "ladri" del "nero" facile non fa altro che aumentare la pressione su chi paga. A me sembra chiaro.
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-1 #5 Alfa CD 2012-09-18 07:57
Un_namable 33 minuto fa

Dice che la crisi c'è perchè non paghiamo abbastanza tasse? Io direi che un paese che paga in tasse i 2/3 di quello che produce, senza ricevere praticamente niente in cambio, di tasse ne paga molte di più di quanto sia morale pretenderne. Potrebbe pagarne il 99%, potrebbero pagarle tutti, proprio tutti, anche i neonati, ma non cambierebbe nulla: la crisi rimarrebbe. Il fatto è che i nostri soldi finiscono in un pozzo il cui fondo è rappresentato da fauci insaziabili, sempre ben curate da "odontotecnici" come Monti, e ...come lei. La crisi,si, è dentro di noi; ma solo perchè non siamo capaci di spaccare tuttti i denti di quelle fauci.
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-1 #4 Alfa CD 2012-09-18 07:57
PaoloFo 17 ora fa

ho 46 anni, e dire che grazie all'educazione della mia famiglia ho sempre cercato di vivere onestamente può sembrare retorico, visto che ormai tutti si dichiarano onesti... Scrive Corrado Alvaro in Ultimo Diario: -"La disperazione più grave che possa impadronirsi di una socieà è il dubbio che vivere Onestamente sia inutile..." Personalmente vivo in uno stato di malessere che fatico a contrastare... Nel luogo di lavoro non è più possibile portare avanti idee costruttive, non ci si può più confrontare e tanto meno mettersi in gioco (potresti obbligare suo malgrado a far altrettanto anche al tuo superiore) oggi devi solo essere uno yes-man altrimenti hai solo un'alternativa, cercare un altro lavoro... l'incapacità di una dialettica costruttiva impermea tutta la nostra Società, inizio a pensare che abbiamo costruito una perfetta società del ricatto ognuno di noi è ricattabile, anche l'onesto, che poco che abbia ha una famiglia da mantenere e di conseguenza un posto di lavoro da non perdere... La crisi è dentro, sono d'accordo, ma mi viene un dubbio... Forse esiste qualcuno che invece del vaccino ci ha iniettato in maniera interessata il virus... Personalmente faccio fatica a vedere una via d'uscita che non sia una fuga...
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-1 #3 Alfa CD 2012-09-16 08:24
xxx.80) 15 settembre 20:12

Basta chiedere a ... >

Perché il Debito pubblico è cresciuto del 5% in un solo anno arrivando a sfiorare i 2000 miliardi? Ovvio!
Per decenni, complice tutto il sistema politico, è valso il principio del “tiriamo a campare” e l’illusione di “poter vivere al di sopra delle reali possibilità”.

Perché il tasso di disoccupazione è cresciuto di quasi 3 punti nell’ultimo anno? Semplice!
A partire dal 1970 è lo Statuto dei Lavoratori che “ha determinato un’insufficient e creazione di posti di lavoro”.

Perché …?
Ogni domanda ha sempre una risposta quando si perde il senso ed il significato di Parola e Merito …
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-1 #2 Alfa CD 2012-09-16 08:23
15 settembre 13:55
Gent. Sig. xxx.169 io sono l’autore dell’articolo, ho 54 anni e ho lavorato in molte fabbriche. Può vedere il mio CV sul sito www.alfadixit.com. Ciò che dico è semplicemente che siamo un paese dove il rispetto delle regole non funziona e questo non rispetto ha un enorme costo sociale anche sul suo e sul mio stipendio. Se non si considerasse lo stato come il nemico da abbattere ma ci fosse più morale staremmo tutti meglio. Pagare in nero l’idraulico non è gratis, truffare l’assicurazione non è graris, dichiarare un minor il prezzo dell’appartemen to acquistato per pagare meno tasse non è gratis. Tutta questa corruzione diffusa non è gratis, fa lievitare i costi e peggiora le prestazioni. Ora siccome è finita la favola di addossare tutto al debito pubblico i nodi vengono al pettine sul suo e sul mio stipendio. Non sono solo i politici, è l’educazione diffusa alla truffa che non va bene, la mentalità clientelare l’assenza dimeritocrazia. Nessuno è assente. Se tutti fossero corretti forse il suo stipendio sarebbe notevolmente più alto.
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-1 #1 Alfa CD 2012-09-16 08:22
xxx.169) 15 settembre 12:57
egregio autore di codesto articolo io ho 53 anni d’età e 38 di lavoro ed in tutta la mia vita ho sempre pagato tasse per veder solo peggiorare le cose quindi non sono io che non vado bene e quando dico io dico tutti quelli che lavorano e domani si troveranno ad affrontare una vecchiaia con una pensione da fame quindi è da sempre che l’italia non funziona con gente al potere incollata alla poltrona vada a farsi un paio di mesi inn fabbrica e poi ne riparliamo saluti
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