Home Politica, Società, Media Siamo in uno stato di diritto; anche troppo.

Font Size Changer

Mostra IP Utente

Il tuo IP: 54.173.237.152
Hostname:
ec2-54-173-237-152.compute-1.amazonaws.com

Sistema Operativo: Search Bot
Browser: unknown unkno
Ubicazione: UNITED STATES

Siamo in uno stato di diritto; anche troppo. PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 
Politica, Società, Media - Politica, Società, Media
Scritto da Administrator   
Domenica 05 Febbraio 2012 19:06

Parlare oggi di diritti senza menzionare i doveri sembra di scomodare la più ovvia retorica, ma questa pare proprio essere l’istantanea del nostro paese.

L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. E’ l’articolo primo della costituzione, un articolo dove i padri fondatori intendevano affermare che è sulla “fatica” del lavoro che deve poggiare la società e la convivenza civile. Ed è proprio il lavoro, visto prima di tutto come dovere, il filo conduttore che ha guidato il nostro paese nell’immediato dopoguerra, un filo fatto di sacrificio, altruismo, senso della collettività, onestà, principi scolpiti nelle menti di quegli uomini autodiretti che hanno scritto molte delle pagine più belle della nostra storia; dalle macerie all’opulenza. Ma sono anche i principi che proprio quella stessa società dell’opulenza ha liquefatto, estirpato, seppellito definitivamente sotto due metri di terra, e senza lapide per giunta, per poterli dimenticare più velocemente. La nostra si è definitivamente trasformata nella decadente società dello spettacolo dove la dietrologia dei diritti ha trovato il terreno più fertile.

Il diritto al lavoro appunto, il diritto all’istruzione, all’assistenza, il diritto alla pensione, il diritto alla casa, alla libertà, il diritto ad avere diritti o in altre parole, a pretendere prestazioni dalla collettività. Ma il diritto allo studio, ad esempio, è legittimo solo se chi lo esercita compie il proprio dovere con impegno e dedizione e, ovviamente, portando i risultati attesi. Così il diritto al lavoro, sacrosanto certo, ma solo per chi quel diritto lo suda, solo per chi è disposto a confrontarsi col mercato con dedizione e merito. Mi chiedo ancora  come possa essere considerato un diritto percepire una pensione non guadagnata. Parlo di quell’esercito di pensionati che a sessant’anni o prima, sono stati messi a riposo con 35 anni di contributi. E non sono certo quelli che mangiano pere cotte e camminano col bastone. Per non parlare poi di pensioni baby, della reversibilità e delle rendite di ogni tipo. Il fatto è che ci siamo via via dimenticati che i diritti, tutti, sono figli della fatica e prima di tutto di doveri, perché, come dice il saggio "nessun pasto è gratis" ma pesa sulle spalle della collettività. Ed è proprio l’interesse della collettività ad avere priorità rispetto a quello del singolo. 

Oggi, nella società dell'opulenza, la parola “dovere” è definitivamente fuori moda, scomoda, evoca un rigore addirittura tossico, ma soprattutto ci inchioda alle nostre responsabilità. E’ più facile nascondersi dietro il paravento dei diritti, è più facile brandire la spada del populismo perché cacciare gli assenteisti è più difficile che difenderli, accettare ciondolanti studenti fuori corso è più facile che richiamarli, percorrere le scorciatoie dettate dai “furbetti” è perfino esaltante. Insomma il buonismo è più popolare del rigore, fa più audience perché tutti “tengono famiglia ”. Il punto però è che il nostro paese assomiglia ad una collettività solo per un mese ogni quattro anni, durante i mondiali di calcio, il resto è tutto un “si salvi chi può ”. La coesione sociale, l'onestà, la rettitudine morale, quella vera, è il punto da cui ripartire. Altro che crisi.

Claudio Donini per www.alfadixit.com

Articolo pubblicato da Agoravox Italia www.agoravox.it, da rassegna, www.rassegna.it  da intopics, www.intopics.it  da www.cadoinpiedi.it

Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Novembre 2013 10:00
 

Commenti  

 
0 #9 Alfa CD 2012-02-15 08:01
Tanatx 22 ore fa in risposta a alfadixit

Salve,
La ringrazio per la risposta, comprendo perfettamente la profondità di quanto, rammaricamente, ha voluto significare con il Suo articolo, tuttavia, proprio per natura e per scelte di vita, non mi sento di rappresentare quel pensiero che insiste sulla prevalenza del male sul bene, della ricerca del "peggiore" a tutti i costi, anzi, proprio perchè, ho preferito una professione slegata da impegni di subordine contrattuale, cerco ogni giorno di confrontarmi con le possibili soluzioni e di attuarle, poichè essere ottimista peraltro fa parte del mio lavoro.
Stante quanto anzidetto, dovrò dilungarmi un po' su alcune questioni... Le formulo la mia idea di soluzione, soprassedendo dalla situazione internazionale e verificando solo quella interna nostrana, già di per sè complessa. L'alternativa a quanto da Lei indicato nel post, non può non ripartire da un "reset", servirebbe, rimodulare l'economia proprio sul lavoro, spostare l'attenzione del mercato nuovamente sulla domanda e non sull'offerta, producendo solo ciò che si può vendere e che serve, riformare le scuole creando istituti "professionali" veri, istituti per arti e mestieri che oggi sono in mano a gente che cerca di sbarcare il lunario e che si adopera come falegname, meccanico, muratore e chissà cos'altro per sopravvivere.
Ci si deve fermare per poter ricominciare, ma prima di tutto si deve capire cosa di quello che abbiamo ci serve veramente. Vede stavo studiando le modifiche di un determinato Dipartimento del Comune di Roma, proprio 15 minuti fa, ed è impressionante notare quante volte sia stato modificato negli ultimi 4 anni, ed alla fine ripristinato come era all'origine, senza che nessuno si preoccupasse dello sperpero di denaro pubblico che ogni variazione comportava.. Per cambiare veramente, non serve fare grandi progetti, ma basterebbe già che il comune iniziasse a redistribuire con servizi e controllo la ricchezza dei cittadini.
Da qui a farne una questione sui pensionati baby o altri privilegiati ce ne corre di acqua sotto i ponti.
Rispondendomi Lei ha centrato il vero problema, la RESPONSABILITA'
La responsabilità che sappiamo essere così
tanto elusa dalla pubblica amministrazione , che solo se messa alle
strette attiva la routine dell’impossibil e ricerca del vero
responsabile.. una ricerca che per la maggior parte delle volte ci
porterà un responsabile astratto, come un ministero per esempio, anche
se sappiamo perfettamente che è quel dipendente che ci ha causato il
danno, in barba all'art. 28 della Costituzione Italiana.

Sappiamo, grazie a 50 anni di politica affarista che assumersi una
responsabilità in un paese come il nostro, o in un tempo come il nostro,
o in un mondo come il nostro, non ci porterà ragioni, stima,
appprezzamenti o ringraziamenti, in un paese dove si cerca sempre il
responsabile che non si troverà, dove chi si assume tale rischio, dovrà
sobbarcarsi la responsabilità di un collettivo nazionale,
perchè mai un cittadino dovrebbe farsi carico di una responsabilità
diversa da quella degli altri membri della sua nazione?
Riflettiamo sui perchè della crisi, su i nostri silenzi, su quanto
egoisticamente ci teniamo fuori dai problemi degli altri o ci fregiamo
come santi il capo perchè siamo religiosi o al contrario ci sottraiamo
dall’altruismo umano in virtù di un ateismo mai fino in fondo compreso…
Siamo cittadini, genitori, lavoratori, studenti, pensionati, bambini,
molti di noi sono stati tutto ciò, molti di noi non lo saranno mai,
allora perchè investirci di un ruolo diverso da quello che ci fa più
comodo? …

Pensiamo ogni giorno alla nostra felicità e chiediamoci, tutto questo ci
rende felici? e se la risposta non ci piace allora proviamo a pensare
questo: l’uomo triste e infelice vive lo stesso tempo dell’uomo gioioso e
felice.
Ricostruiamo la nostra onestà, dettiamoci i nostri doveri perchè da essi nasceranno i nostri diritti, come darLe torto? Ma bisogna cominciare dall'inizio, serve capire se chi ci rappresenta potrà farlo ancora.
Dai piccoli "castra" sono nati i "castellum", da queste città fortificate sono sorte le città stato, così sono nati i regni e da questi si è fatta l'Italia. Perchè allora non costituire piccole commissioni popolari su tutto il territorio nazionale, piccoli comitati di persone che raccolgono le loro idee e le sottopongono ad altre commissioni, poi si fonderanno e diverranno movimento, che si fonderà e diverrà partito di gente semplice e tutto può realizzarsi stando in casa proprio davanti ad un monitor.

Prendiamoci la responsabilità di vivere insieme le nostre vite, come un
vero popolo e forse avremo, per la prima volta, scritto la carta
costituzionale del nostro paese.
Citazione
 
 
0 #8 Alfa CD 2012-02-14 09:09
Gent. Tanatx
certamente un bel commento il suo ma, a mio parere, diciamo un po' pessimista. Quello che non mi è chiaro è cosa lei propone. Mi sento comunque di dire che di lavoro nel nostro paese ne è stato fatto molto, dalla mia generazione e da quella che mi ha preceduto, ma devo però costatare che gli italiani si sono dimenticati che prima bisogna dare, poi pretendere. Oggi il paese è diventato uno "scusificio", è sempre colpa degli altri, del governo, dei politici, dell'euro, delle banche, .. nessuno si assume le proprie responsabilità, ci si nasconde sempre dietro qualcosa per comodità, forse codardia. Ha ragione Beppe Sevegnini quando dice "pretendiamo dal sistema prestazioni da Nord Europa, ma abbiamo comportamenti fiscali da Nord Africa". Che tradotto significa che siamo capaci a rivendicare i nostri diritti ma rifuggiamo di corsa i doveri. Cordialità.
Claudio Donini
Citazione
 
 
0 #7 Alfa CD 2012-02-14 09:08
mhh 6 ore fa

non vorrei ora che in nome di una nuova moralità pubblica si facesse di ogni erba un fascio...io dico che il diritto ha poco a che fare con i parolai o ciarlatani che fingono di lavorare o hanno finto sino a ieri contando su una posizione di rendita che sono riusciti a costruirsi magari grazie a ruffianerie, e che ora CON SPREZZO DEL RIDICOLO, saranno ben pronti a far valere ... se tutto fosse così semplice e stilizzato come quello che è descritto in questo post, non saremmo al punto attuale...l'autore di questo post, prenda in considerazione familismi, clientelismi, mobbing ecc..
Citazione
 
 
0 #6 Alfa CD 2012-02-14 09:08
mhh 6 ore fa in risposta a Tanatx

condivido pienamente il tuo commento Tanatax !!!!!
Citazione
 
 
0 #5 Alfa CD 2012-02-14 09:07
Tanatx 9 ore fa

Un articolo fuorviante, una eloquente sterile invettiva contro un popolo, la poco sapiente aspirazione ad un nuovo Status Civitatis dove si distinguono gli individui sulla base degli intenti, cosìcchè "i cittadini" sono quelli abbienti, capaci di realizzarsi attraverso le clientele e le conoscenze, il confronto con il mercato, dove il familismo amorale organizza le richieste e le offerte di lavoro, con la naturale conseguenza di stabilire fra chi sarà e chi non sarà pensionato, mentre gli altri "non cittadini" quindi, soccombenti sudditi, spetta l'onere di dimostrare il proprio valore attraverso l'esibizione del dovere e anche se lo facessero, non vedrebbero riabilitata la loro credebilità poichè incapaci di affrontare le proprie necessità senza dover venir meno all'elevato senso del dovere e magari andare in pensione con un importo da fame per aver lavorato solo 35 anni.
Prima dei doveri e dei diritti, ci deve essere un'assemblea riconosciuta che li emana e ne è esempio indiscutibile, dopo un gruppo di persone, chiamate popolo accetta le regole.
Il nostro dopoguerra non è stato il boom economico che ci hanno rifilato film e propaganda, è costato anni di emigrazione dei nostri cittadini, la sudditanza verso gli USA che ci ha sfruttato e umiliato in nome di un mercato libero, abbiamo avuto gli anni di piombo, i sequestri, la P2, la Gladio, ecc. insomma non è stato il lavoro a costruire il paese, ma i finanziamenti che arrivavano dagli USA da una parte e dall'URSS dall'altra.
L'assemblea costituente del nostro Paese è stato voluta dagli States. come hanno fatto per l'Afghanistan e oggi, se il mercato sembra essere la cosa più importante è semplicemente perchè ci hanno impresso un modello economico finanziario, che infatti, ci sta portando in acque non sicure.
Tutto questo non vuole essere una critica a Lei, ma alla facile abitudine ed al libero abuso che si fa dello sfogo personale che fa credere a milioni di persone di avere il "diritto" appunto di dire per forza la loro.
Ad ogni buon conto, gli esempi a cui Lei fa riferimento, sono realtà consolidate non già da un comportamento illecito che ne giustificherebb e l'indignazione, ma da l'applicazione delle varie normative che nel corso degli eventi si sono manifestate inapproprieta e oggetto di revisione e modifica.
La mia opinione è quella di un uomo di 37 anni, di un professionista, di un padre, di un lavoratore che non vedrà mai un centesimo di pensione essendo comunque un assiduo contribuente.
Chiediamoci chi è veramente il responsabile di quello che siamo oggi, ma forse ci fa comodo puntarci il dito dentro casa che andare con la torcia nella foresta dei lupi.
http://coriecna.blogspot.com/
Citazione
 
 
0 #4 Alfa CD 2012-02-14 09:06
Sono d'accordo ma tutti dobbiamo fare la nostra parte. I doveri sono di tutti, prima dei diritti, da chi percepisce 500 a 30000.
Citazione
 
 
0 #3 Alfa CD 2012-02-13 15:07
giuseppe 2 ore fa

D'accordo.
Ma, elaborando una specie di gerarchia dei Diritti, quelli che sono stati messi in pensione con trentacinque anni ne hanno forse acquisito il 95%, contrariamente da quelli che se la sono goduta con 15 anni 6 mesi e un giorno. E forse quelli che hanno la pensione da 500 Euro, essendosela "guadagnata" al 100% col versamento dei contributi sono un pò diversi da coloro che percepiscono 30.000 Euro al mese e campano fino a novant'anni (avendo fatto una bella vita) che di contributi ne hanno versati pochini, rispetto alla generosa rendita. Non solo sono diversi i Diritti e i Doveri, ma anche le Colpe.
Citazione
 
 
0 #2 Alfa CD 2012-02-09 14:43
4voti Votata OK da:nomoresan6 e altri 2 anonimi

L'italia è un paese fondato sul lavoro (nero)! Una stamberga è per sempre... Mi parli di doveri? Io dico che ogni cittadino deve rimuovere tutti gli ostacoli che intralciano una corretta vita democratica! Ma forse questo lo dice la costituzione...... Viva la lotta vera!
Citazione
 
 
0 #1 Ferraioli Domenico 2012-02-06 10:45
Il diritto al Lavoro non esiste più
Il diritto ad una Casa non c’è più
Il diritto allo Studio non c’è più
Il diritto ad una buona Pensione non c’è più
Il diritto alla Salute non c’è più
La coesione sociale non c’è più
Rimane un solo dovere che è quello di pagare le tasse.
Lo vuoi il criminale che ha cancellato tutto compresa la Democrazia e la Costituzione
Si chiama liberismo e libero mercato ovvero la Politica è sottoposta all’economia anziché il contrario.
questo è il dramma della nostra società
Citazione
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna