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Il debito pubblico è la nostra questione morale PDF Stampa E-mail
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Politica, Società, Media - Politica, Società, Media
Scritto da Administrator   
Mercoledì 07 Dicembre 2011 07:57

Non può esistere e tanto meno prosperare un paese senza valori forti e condivisi come onestà, fiducia reciproca, senso dello stato, impegno. L’economia da sola non basta.

Il debito pubblico e la questione morale sono le due facce della stessa medaglia. Il degrado sociale del nostro paese ha cioè intaccato le istituzioni e i singoli cittadini in egual misura provocando il tracollo economico, portando il nostro paese ad avere uno dei maggiori debiti pubblici del mondo industrializzato. Ogni cittadino, nessuno escluso, ha fin dalla nascita, una quota di circa 31.000 euro derivante dal debito pubblico, un debito contratto in numerosi decenni di finanza per così dire “allegra”, figlia di uno stato generoso che ha distribuito a piene mani sul territorio benefici e prestazioni che forse non erano alla portata del sistema o, in altre parole, ha sostenuto un cospicuo welfare con debiti e cambiali confidando sulla crescita, sull’espansione del paese e del tenore di vita dei propri cittadini.

Ma questo meccanismo oggi si è inceppato principalmente a causa delle mutate dimensioni del villaggio globale che hanno messo alle corde la nostra macchina industriale, un apparato che pur essendo saldamente il secondo in Europa dopo quello tedesco, soffre però molto della concorrenza globalizzata specialmente nell’export. Una delle ragioni è la ridotta dimensioni delle nostre aziende, troppo piccole e sottocapitalizzate per competere sullo scacchiere internazionale. Pochi capitali, finanziari, umani, organizzativi, significa poca ricerca, poca tecnologia, prodotti e processi poco innovativi, facilmente  imitabili e sensibili al prezzo, significa difficoltà distributiva e di marketing. E, dal momento che il nostro costo del lavoro è paragonabile a quello degli paesi europei, ma, per contro, la produttività è sensibilmente più bassa, è obbligatorio delocalizzare per sopravvivere.

Tanto per capirci le ore procapite lavorate negli USA sono in media quasi 2000 all’anno contro circa 1750 in Italia e con un tasso di assenteismo doppio per giunta. Se si considera poi che la formazione delle maestranze da noi è la più bassa di tutta l'unione europea, si pensi ad esempio che lo scorso anno i nostri lavoratori hanno frequentato corsi di formazione pari solamente a 1/3 delle ore dei tedeschi, 1/4  rispetto ai francesi e addirittura 1/10 rispetto agli inglesi, si può avere un quadro esaustivo della situazione. D’altro canto delocalizzare prodotti ad alta tecnologia è quasi impossibile, comunque non conveniente, mentre per il classico Made in Italy la convenienza c'è, eccome. Non a caso gli investimenti italiani destinati all’estero sono aumentati del 220% negli ultimi 10 anni contro il 150% della media europea, e questo nonostante incentivi e politiche fiscali a favore delle imprese messe in campo dai vari governi che si sono succeduti, una cifra enorme, stimata attorno ai 30 Mld di euro nel solo 2011.

Lo stato insomma ha cercato inutilmente di attrarre investitori spaventati dalla burocrazia e dalle tasse, dalla sensazione di malaffare e corruzione, specie al sud, ancora dalla bassa produttività e rigidità del lavoro, come si diceva, accompagnata da un difficile governo delle fabbriche, complice anche un sindacato conflittuale che ha difeso più gli assenteisti che gli onesti. Fiat preferisce costruire le auto negli Usa, in Brasile e Polonia, i camion e gli autobus in Germania e Repubblica Ceca, perché è conveniente. Del resto chi mai potrebbe investire a Termini Imerese dove le condizioni sono più sfavorevoli che in Serbia, giusto per fare un esempio, dove le tasse sugli utili d’impresa sono per giunta maggiori di almeno 4 punti percentuali rispetto alla media europea, se non si mettono sul piatto della bilancia cospicue agevolazioni e sgravi fiscali?

Ma, ironia della sorte, il nostro paese non è neppure fra i primi della classe in quei settori che maggiormente ci contraddistinguono, dove è riconosciuta la nostra leadership insomma. L’alimentare, il lusso, le calzature, i mobili, le macchine utensili, l’abbigliamento, solo per fare qualche esempio, sono infatti appannaggio delle grandi e robuste multinazionali, tutte straniere ovviamente, che dominano i mercati, impongono il gusto e fanno business, “alla facciazza nostra”, come direbbe Totò. Una partita dalla quale siamo sistematicamente esclusi a causa dell’incapacità di fare squadra, a causa alla proverbiale rissosità che ci contraddistingue, veicoli perfetti per la colonizzazione delle nostre eccellenze.

Problemi vecchi, incancreniti e mai risolti per incapacità di dialogo, per l’arroccarsi dietro interessi corporativi e di classe da parte di tutte le categorie sociali, dai politici ai sindacati ai singoli cittadini. Si è preferita in altre parole la “scorciatoia” tutta italiana della svalutazione, ampiamente collaudata ai tempi della lira, ma, finalmente finito il “giochino” con l’avvento dell’euro, nel nostro paese non restano che le macerie. Da un lato stipendi bassissimi per ridurre i costi e dall'altro la cassa integrazione da pagare, ancora a carico dello stato naturalmente, o, in altre parole, del debito pubblico.

D'altro canto le esorbitanti prestazioni del nostro sistema sociale non sono diminuite, anzi, tutte le famiglie italiane ne hanno goduto da decenni e continuano a farlo tanto che i privilegi si sono tramutati in diritti con la conseguenza che il peso del debito è diventato difficile da sostenere, lo stiamo scaricando sulle generazioni future. Tanto per avere qualche numero il debito è oggi il 120% del PIL, era il 60% nel 1980, il 125% nel 1995 con un minimo relativo del 109% nel 2001 con il governo Prodi. Ci sono certo i costi della politica e della macchina burocratica ma ci sono anche le scuole, per esempio, quasi totalmente pagate dallo stato, che, benché oggi un po’ zoppicanti, hanno comunque sfornato diplomati e laureati che si sono egregiamente inseriti nel mondo lavoro. Lo stesso dicasi per la sanità, i medicinali, l’assistenza, in gran parte gratuite. Ma, come noto, è il capitolo delle pensioni a farla da padrone. Abbiamo in Italia una schiera infinita di pensionati, milioni di persone a riposo che, se fossero vissuti in qualunque altro paese del mondo, sarebbero ancora al lavoro, e con un bel calcio nel sedere, altro che partita a bocce e pennichella. Tanto per capirci in Italia il tasso di occupazione dei lavoratori di età compresa fra i 55 e i 65 anni è del 38% contro il 63% della Germania, il 75% della Svezia e il 50% della media Europea. E come se non bastasse il nostro è pure uno dei sistemi più generosi del pianeta erogando oltre l'80% dell'ultimo salario, percentuale che scende in Francia al 61% e in Germania al 58%. Altro che Babbo Natale.

In pratica un esercito di persone che percepisce molto più di quanto ha versato gravando pesantemente su chi lavora, un privilegio che, come si diceva, viene oltretutto spacciato per un diritto. Tutte situazioni, come si vede, più o meno presenti in qualunque famiglia italiana e che hanno portato le finanze dello stato sull’orlo della bancarotta, nonostante l'aumento infinito delle tasse necessarie a compensare le entrate della mancata crescita che, peraltro, non potrà continuare all'infinito. Siamo senza dubbio un paese per vecchi, abbiamo investito un fiume di denaro nelle pensioni sottraendolo allo sviluppo, al lavoro, alla ricerca, all'aiuto ai giovani e alle donne, alla formazione, alla cultura, alle infrastrutture, alla qualità dei servizi  e del paese. Il debito pubblico siamo noi, e se questo vi pare poco.

Eppure l’italiano medio, incline all’autolesionismo, piagnone di natura e senza alcuna autostima, fa fatica ad ammettere le proprie responsabilità, preferisce il vittimismo, fagocitato dal qualunquismo è sempre pronto ad incolpare qualcun altro delle proprie miserie considerando anzi lo stato come una sorta di arpia che vessa il povero cittadino per giustificare in realtà le ruberie dell’evasione fiscale e le frodi del “furbetto del quartierino”. Eppure nel corso della nostra storia di bufere ne abbiamo viste molte, abbiamo dovuto spazzare grandi cumuli di macerie e lo abbiamo fatto con la forza del sacrificio, dell’entusiasmo, della lealtà, dell’onestà, del lavoro, fino a realizzare il grande paese in cui siamo, risorto proprio sulle macerie della guerra. A noi tocca però un compito ben più difficile di allora perché adesso le macerie sono dentro, sono le macerie del collante sociale distrutto dall’individualismo sfrenato, dalla mancanza di senso dello stato, dall’illegalità imperante,  sono le macerie dei valori fondanti della nostra democrazia squassati dalla propaganda, dalla bassezza morale di cui si è permeata la nostra società, fino al midollo. Come può una nazione crescere e prosperare se non è una collettività, se prevalgono gli interessi personali a danno degli altri, se si fonda sulle piccole e grandi ruberie quotidiane, se la “rex publica”  è una terra di nessuno dove non esiste l’idea che “lo stato siamo noi? Chi vive in una discarica non ne sente la puzza, si abitua, e così ci siamo abituati a vivere senza valori, nutrendoci dell’imbecillità dai media, della pubblicità asfissiante, ci siamo abituati a vivere nella società dello spettacolo infestata di pifferai, nani, ballerine e di essa siamo diventati sudditi senza neppure rendercene conto. E’ questo degrado sociale ad aver causato il tracollo economico, non certo il contrario ed è questa la vera emergenza del nostro tempo, il resto in fondo è solo un’appendice.

Claudio Donini per www.alfadixit.com

Riproduzione vietata salvo autorizzazione.

Articolo pubblicato anche da  www.agoravox.it da  www.intopics.it da   www.cadoinpiedi.it da  www.altroquotidiano.it

Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Novembre 2012 11:23
 

Commenti  

 
0 #18 Alfa CD 2012-02-13 17:17
Claudio 2011-12-26 00:30
bla bla bla....perchè non hai parlato delle porcate che hanno fatto i politici in questi hanni dei benefit che hanno e dello stipendio spropositato. Farei vivere te e loro con un contratto da precario e/o con mille euri al mese. Quelli come te sono servi dei servi...
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0 #17 Alfa CD 2012-01-19 13:37
Riporto di seguito la bella risposta di Domenico Ferraioli alle osservazioni da me riportate. Ho pensato di organizzarla come una sorta di intervista a distanza. Ringrazio di cuore Domenico che invito a commentare, quando vuole, gli articoli del blog. Grazie ancora.


Claudio. Grazie innanzitutto della dissertazione che ci ha proposto. Come già dicevo non sono io un tecnico di finanza internazionale, un dilettante però si, o meglio cerco di capire e di tenermi aggiornato. Mi sento pertanto di farle qualche commento.

Domenico. Sono anche io “dilettante” e cerco di capire le cose mi circondano.
Per la parte economica ti consiglio di leggere il libro di Paolo Barnard “il più grande crimine” che trovi sul suo sito. Per cui evito di scriverti un trattato di economia per dare le risposte alle tue tante domande che mi poni e voglio porre l’accento specificatament e sul comportamento che gli italiani hanno con lo Stato .

Claudio. Certamente l’Europa ci ha fatto perdere la sovranità monetaria che in questo momento ci farebbe comodo. Altrettanto certamente sono dell’idea che uno stato sovrano, pur avendo la sovranità monetaria, non possa indebitarsi all’infinito, con se stesso o con i propri cittadini.

Domenico. Questa tua affermazione viene smentita da te stesso quando citi il debito pubblico del Giappone.(il debito è detenuto dagli stessi giapponesi.)

Claudio. Se così fosse potremmo andare tutti al mare o direttamente in pensione e vivere solo di debito. Il paese più indebitato del mondo, dicono gli esperti, è il Giappone, 200% del PIL.
Ma questo debito è tutto in mano ai giapponesi che hanno dato allo stato soldi veri, guadagnati col lavoro vero, ed in compenso sono esenti da speculazione, inoltre il Giappone ha una percentuale di export elevata. Se noi ci comprassimo tutto il nostro debito non ci sarebbero problemi.

Domenico. Questo non è possibile dal 1983 quando l’allora Ministro Andreatta e non Andreotti diedero l’ordine di collocare i titoli di stato sul mercato internazionale (che furono e sono ancora acquistati per la magior parte da Francia e Germania paesi con i quali l’Italia ha la maggior parte degli scambi commerciali)

Claudio. Con quali soldi?
Se avessimo la lira, la sovranità monetaria, potremmo forse stampare lire all’infinito barattandole con euro per ricomprarci il debito?
Sarebbe carta straccia che nessuno vorrebbe.

Domenico. Ti sbagli perché l’Italia è tra le potenze economiche più forte al mondo siamo credo all’8 o 9 posto ciò ha significare che siamo un economia forte che è in grado di far fronte agli impegni che prende.Tra l’altro l’Argentina dopo il suo Fallimento dovuto al cambio alla pari con il dollaro della sua moneta è ritornata alla moneta sovrana ha adottato una nuova filosofia economica che và sotto il nome di MMT(modern money theory) ed ora viaggia ad un tasso di crescita intorno all’8% questo per dirti che se si ritorna alla lira questa non è carta straccia.

Claudio. Potremmo non pagare per niente.
Del resto tutti gli altri paesi dell’Europa hanno scelto il rigore di bilancio e presentano un debito molto più basso del nostro. Saranno tutti incapaci? Saranno tutti in errore?

Domenico. Si sono in errore ma non un errore da poco ma di un vero suicidio economico sia per gli Stati che per le loro economie. Vuoi un esempio se a tot moneta in incasso non puoi sborsarne di più cosa succede in uno stato che deve affrontare una emergenza che richiede un forte investimento di capitale per fargli fronte? O Taglia sulle uscite o impone nuove tasse altra strada non c’è.
La Spagna per esempio ha un debito pari al 60% per cui non dovrebbe avere problemi invece …

Claudio. Avendo a che fare per lavoro con parecchi stranieri ho la netta sensazione che negli altri paesi il senso dello stato, della collettività, del bene comune, del rigore intellettuale sia molto ma molto più forte che da noi.

Domenico. Sicuramente è così ma molto dipende dagli Stati e di come essi sono organizzati nel fornire i servizi ai cittadini.Per cui se un cittadino perde il lavoro ci sono stati che non lo abbandonano per la strada ma lo prendono a carico fino alla ricollocazione lavorativa dello stesso ed in questo caso quasi a nessun cittadino verrebbe in mente di assumere atteggiamenti “egoistici”nei confronti del proprio Stato è ciò mi sembra normale.Questo per dirti che l’atteggiamento che qualsiasi cittadino ha nei confronti dello Stato di appartenenza è misurabile all’atteggiamen to che lo Stato ha nei confronti dei suoi cittadini.Tu stesso citi Svezia e Germania.

Claudio. Io sento solo italiani parlare male dell’Italia, sputare nel piatto dove tutti mangiamo, disprezzare il paese. Ed ho la sensazione che questo sia una scusa per cercare di fare i propri piccoli interessi a discapito della collettività. L’evasione fiscale è una vergogna totale. Milioni di evasori.

Domenico. E’ Vero l’evasione fiscale è una vergogna non solo per chi la pratica ma è una vergogna per lo Stato stesso che ha permesso questa pratica vergognosa.Se mi permetti una parentesi L’Italiano che evade è come i ricchi americani che non pagano le tasse perché è lo Stato che non gliele fa pagare per LEGGE ridicolo vero? Ma è così.

Claudio. E non mi si dica che è perché le tasse sono alte. Il Germania, in Svezia , giusto per fare qualche esempio, lo sono di più ma l’evasione è un decimo perché esiste un senso del dovere, dello stato. Questo è il problema.

Domenico. In Italia le tasse sono alte nei confronti dei servizi che lo stato eroga ai cittadini.

Claudio. Abbiamo preferito caricare di debiti la collettività perché non è di nessuno, perché ci ha fatto comodo.Dai politici per prendere voti, ai pensionati a cui nessuno interessa se hanno o non hanno versato i contributi, al comune cittadino che paga l’ìdraulico in nero. Una cosa del genere non può funzionare. Tutto qui.

Domenico. Sui politici nulla da obbiettare sui Pensionati no!
Ti faccio un esempio mia Madre ha lavorato subito dopo la seconda guerra mondiale in una fabbrica di trasformazione di prodotti alimentari in regola con le leggi del tempo i suoi contributi per la pensione erano dei dischetti di rame impressi con il numero di settimane lavorate e quando è andata in pensione quei contributi in rame per l’inps non avevano valore per cui dopo aver lavorato una vita si è ritrovata con la pensione al minimo.lascio a te le conclusioni su questo aspetto.
Se poi ti riferisci ai prepensionament i alle baby pensioni In quei periodi molte fabbriche erano in crisi e senza mercato molti lavoratori erano prossimi alle pensioni impossibili da ricollocare e cosa bisogna fare lasciarli per strada? Per le baby pensioni fù una scelta della classe politica dell’epoca che per un suo tornaconto elettorale fece andare il pensione molti dipendenti pubblici per poi attuare nuove assunzioni clientelari. Voglio anche io ringraziarti per le risposte e domande che tu hai posto e spero di potermi confrontare anche su altro per il futuro

Ferraioli Domenico blog libero Terrapagana
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0 #16 Alfa CD 2012-01-18 17:37
Egr. Sig. Domenico
Grazie innanzitutto della dissertazione che ci ha proposto. Come già dicevo non sono io un tecnico di finanza internazionale, un dilettante però si, o meglio cerco di capire e di tenermi aggiornato. Mi sento pertanto di farle qualche commento. Certamente l’Europa ci ha fatto perdere la sovranità monetaria che in questo momento ci farebbe comodo. Altrettanto certamente sono dell’idea che uno stato sovrano, pur avendo la sovranità monetaria, non possa indebitarsi all’infinito, con se stesso o con i propri cittadini. Se così fosse potremmo andare tutti al mare o direttamente in pensione e vivere solo di debito. Il paese più indebitato del mondo, dicono gli esperti, è il Giappone, 200% del PIL. Ma questo debito è tutto in mano ai giapponesi che hanno dato allo stato soldi veri, guadagnati col lavoro vero, ed in compenso sono esenti da speculazione, inoltre il Giappone ha una percentuale di export elevata. Se noi ci comprassimo tutto il nostro debito non ci sarebbero problemi. Con quali soldi? Se avessimo la lira, la sovranità monetaria, potremmo forse stampare lire all’infinito barattandole con euro per ricomprarci il debito? Sarebbe carta straccia che nessuno vorrebbe. Potremmo non pagare per niente. Del resto tutti gli altri paesi dell’Europa hanno scelto il rigore di bilancio e presentano un debito molto più basso del nostro. Saranno tutti incapaci? Saranno tutti in errore? Avendo a che fare per lavoro con parecchi stranieri ho la netta sensazione che negli altri paesi il senso dello stato, della collettività, del bene comune, del rigore intellettuale sia molto ma molto più forte che da noi. Io sento solo italiani parlare male dell’Italia, sputare nel piatto dove tutti mangiamo, disprezzare il paese. Ed ho la sensazione che questo sia una scusa per cercare di fare i propri piccoli interessi a discapito della collettività. L’evasione fiscale è una vergogna totale. Milioni di evasori. E non mi si dica che è perché le tasse sono alte. Il Germania, in Svezia , giusto per fare qualche esempio, lo sono di più ma l’evasione è un decimo perché esiste un senso del dovere, dello stato. Questo è il problema. Abbiamo preferito caricare di debiti la collettività perché non è di nessuno, perché ci ha fatto comodo. Dai politici per prendere voti, ai pensionati a cui nessuno interessa se hanno o non hanno versato i contributi, al comune cittadino che paga l’ìdraulico in nero. Una cosa del genere non può funzionare. Tutto qui.
Grazie del contributo. Claudio Donini.
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0 #15 Ferraioli Domenico 2012-01-18 16:28
anzi continua ad andarsene per “vichi e vicarielli” arrivando a immaginare che “Lo Stato siamo Noi” e la colpa e del degrado sociale,dell’in dividualismo fatti dai furbetti del quartierino dell’illegalità imperante che sono fenomeni voluti e foraggiati dai politicanti che hanno retto questo paese negli ultimi 30 anni avendo tutti loro adottato la filosofia economica del liberismo e del libero mercato senza che la politica intervenisse nel normare quelle regole distruttive per le economie nazionali dei paesi UE anzi scardinando tutte le norme di salvaguardia: Dove neppure si rende conto quanto afferma nell’ultima parte che lo stato siamo noi oramai “divenuti sudditi senza neppure rendercene conto” dove la “res publica” è una terra di nessuno” Certo che la res pubblica è terra di nessuno. Perché non c’è più uno Stato che possa chiamarsi tale. fine
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0 #14 Ferraioli Domenico 2012-01-18 16:26
.Non solo ma ha anche accettato di privatizzare tutti i servizi pubblici consegnadoli nelle mani dei privati e dulcis in fundo ha accettato il pareggio di bilancio a dire che tot moneta entra tot moneta esce.In conclusione è a tutti gli effetti un Soggetto economico privato con tutto ciò che è consegue ovvero uno Stato senza Sovranità dove i cittadini-dipendenti non hanno nessuna tutela e nessun diritto). Ora questo grande crimine commesso dai nostri governicchioli-burattini contro il popolo italiano contro la costituzione modificandola per adattarla da Costituzione Pubblica a Costituzione di società per azioni l’articolista non lo coglie per nulla nel suo articolo anzi disprezza la funzione dello stato sovrano che si indebita per i suoi cittadini definendolo con l’epipeto di “allegra finanza” e non si ferma in questa sua delirante analisi inveendo contro tutte le decisioni adottate negli anni passati (prepensionamen ti,diritti acquisiti,ecc )3 parte
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0 #13 Ferraioli Domenico 2012-01-18 16:25
Quindi un debito pubblico non è un problema. Anzi è una grande ricchezza in quando i soldi del debito pubblico vengono immessi a favore dei cittadini sotto forma di servizi ecc i quali viceversa possono diventare più ricchi. Ora perché il debito pubblico è diventato un problema.E’ diventato un problema perché con l’adesione all’€urozona lo Stato italiano attraverso i suoi governicchioli-burattini ha rinunciato alla sua moneta ha accettato di divenire uno Stato Privatistico come il padre di famiglia (descritto sopra) ovvero un soggetto economico privato che quando ha bisogno di moneta aggiuntiva se la deve andare al cercare sul mercato ai tassi che il mercato gli impone e senza fiatare 2 parte
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0 #12 Ferraioli Domenico 2012-01-18 15:23
Il debito pubblico è la nostra questione morale? Credo che se ragioniamo come un padre di famiglia il quale ha una entrata certa diciamo dal suo stipendio che viene spalmato per tutta la famiglia è chiaro che non potrà spendere più di quello che guadagna altrimenti si deve indebitare. Questo salvo casi particolari come ad esempio il matrimonio di un figlio sarà costretto a rivolgersi ad una banca chiedere un prestito al tasso di interesse che la banca gli impone e questo rappresenterà per lui un debito che dovrà ripagare utilizzando una parte del proprio reddito che così diminuirà rendendolo più povero inevitabilmente . Lo Stato con Moneta Sovrana non ha questo problema perché a differenza di un privato ha la possibilità di potersi indebitare con se stesso senza che nessuno gli chieda conto del deficit accumulato.1 parte
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0 #11 Alfa CD 2012-01-03 09:21
(xxx.xxx.xxx.54) 2 gennaio 17:41

Cosa si può dire. Parole Sante! Del tutto condivisibili e che fotografano l’Italiano Medio che ha eletto per ben tre volte come Presidente del Consiglio un ignobile personaggio che però ne era la sua immagine e somiglianza.

La rinascita dell’Italia è appesa ad un filo. Deve partire dai giovani, dalle scuole, dalle famiglie dove si deve insegnare in primo luogo il rispetto della Legge e delle Istituzioni, sempre e comunque.

La Legge può anche essere sbagliata e per questo si può modificare, ma fino a quando esiste ed è vigente la si deve rispettare.

Le Istituzioni possono essere - come lo sono state fino ad un recente passato - occupate da personaggi impresentabili, ma devono essere parimente rispettate perché espressione della democrazia costruita sul sangue di intere generazioni.
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0 #10 Alfa CD 2011-12-12 08:19
Egr. Sig. Gianfranco devo confessare di non essere un esperto di finanza internazionale, forse un dilettante, ma conosco i meccanismi della contabilità e della gestione aziendale. Quello che posso dirle, anche solo col buon senso, è che se si spende più di quanto si produce si è destinati al fallimento. Se per mantenere dei privilegi, ad esempio le pensioni a chi non ha versato per quanto riceve, lo stato deve indebitarsi e questo debito continua a crescere perchè i privilegi aumentano credo si sia destinati al fallimento. Quando un cittadino, io o lei per esempio, ma anche francese o tedesco, acquista un bot dello stato italiano lascia in cambio soldi veri, soldi guadagnati col lavoro vero, non è solo carta. E io o lei o qualunque altro cittadino vuole quindi che i propri soldi vengano restituti, sempre soldi veri intendo. Siccome non si può vivere aumentado il debito all'infinito e non si può pensare che il valore aggiunto di un sistema si faccia semplicemente stampando carta sempre all'infinito, credo che il solo buon senso ci porti a pensare che avere l'oculatezza di spendere per quello che si guadagna sia una buona cosa. Altri paesi lo hanno fatto senza "frignare" come capita in Italia. Il problerma è che siamo ormai assuefatti a inveire contro chi questi privilegi ce li fa notare, è ormai lo sport nazionale mentre potremmo invece fare molto bene, molto meglio delgi altri se solo la smettessimo di pensare che siamo vittime della tirannia della banche, dell'unione europea, del sistema, ecc... povere vittime insomma. Certo sono d'accordo sul fatto che la finanza selvaggia vada regolamentata così come la speculazione e il mercato in generale, ma per favore, basta vittimismo...
Grazie del commento e cordiali saluti. Claudio.
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0 #9 Alfa CD 2011-12-12 08:18
Gianfranco
1 comment
Salve,è la prima volta che visito questo e leggendo l'articolo "MANOVRA, TRE BENEFICI PER LE BANCHE"di Gianni Dragoni su www.Cadoimpiedi.it, ho pensato di aver trovato un altro gruppo di persone che ha capito come gira il "fumo" della creazione dal nulla della moneta, del prestito caricato di interessi, della riserva frazionaria, e quindi del sistema che attualizza il drenaggio del denaro dalle tasche di quanti hanno lavorato per produrre ciò di cui la nostra collettività dispone. Poi leggo il suo articolo, Sig. Donini, e rimango stupefatto! Non un solo cenno all'ipotesi (che purtroppo non è un'ipotesi) che il debito di cui stiamo parlando è il risultato di una truffa contabile organizzata dal sistema delle banche private a cominciare da quelle centrali.

Perchè di cosa altro si tratta sapendo che il bilancio italiano, prima di calcolare gli interessi, è in attivo per svariate decine di milardi all'anno come lo è anche la bilancia dei pagamenti con l'estero?

Insomma "io" posso essere in debito con qualche altro concittadino ma è un assurdo pensare che tutti noi messi insieme possiamo essere in debito verso un'organizzazione che crea moneta dal nulla e non fa altro che "prestarcela" quando siamo ancora noi (cittadini) quelli che veramente diamo valore a quella stessa moneta.

Prima di continuare con queste pseudo-analisi, la invito ad approfondire la sua conoscenza su questa tematica.

Saluti
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